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Lucia- 03-10-2005
La donna che visse due volte
"La donna che visse due volte" Un investigatore privato in pensione, affetto da acrofobia, si trova a dover vigilare sulla moglie di un amico, la quale da segni di instabilità mentale (sdoppiamento di personalità); pedinata e pedinatore finiscono però per innamorarsi fino a che ci scappa il morto. L’inizio (diciamo la prima oretta) dà l’idea di un banale thriller, con il solito retrogusto di paranormale (“c’era una volta una misteriosa ragazza che, all’età di 26 anni, persa la figlia, finì per diventare pazza e togliersi la vita. La cosa si ripete poi per la nipote e ora, l’unica discendente, 26enne pure lei, inizia a uscire di senno e comportarsi in maniera piuttosto strana. Coincidenza?”).. niente di mai eccessivamente scontato, sia ben chiaro (così Hitch evita di far venire ogni possibile dubbio..), e lo spettatore si abbandona fiducioso alla storia, sperando che il simpatico investigatore in borghese riesca a far rinsavire la bella signora di cui si è innamorato. Arrivati a un’ora e venti circa di spettacolo, lo spettatore, con un po’ di rammarico per gli sviluppi presi dalla storia, rassegnato, inizia a pensare che i titoli di coda debbano iniziare a scorrere di lì a pochi minuti. Ma, inaspettatamente, il finale viene rimandato, e poi ancora e ancora, e lo spettatore, spaesato, si abbandona alla mano del regista, in attesa di qualche chiarimento (ma in realtà, non c’è niente di più divertente di questa sana raffica di sorprese spiazzanti). Azzeccatissimo il titolo originale “vertigo”, mentre quello italiano ci porta a chiedere quante volte sia effettivamente (ri)vissuta questa donna: solo due? Fin’ora devo ancora trovare un film di Hitchcock che mi sia riuscito a deludere (anche se è da dire che ne ho visti pochini, eh!), ma non posso proprio fare a meno di ammirare sempre di più la sua capacità di spaventare senza quell’abuso di effetti speciali di oggi: vogliamo parlare dei corvacci neri davanti alla scuola elementare usati ne “Gli Uccelli”, della sagoma indefinita del serial killer che si intravede dietro alla doccia in “Psyco”,…? Forse in “la donna che visse due volte”, le folli visioni che assalgono il protagonista verso la metà possono avere inevitabilmente un ché di datato, ma tutto il climax, la suspance crescente, se non sono quelli di “the ring” che ti fanno guardare per un mese, tutte le sere, sotto al letto e nell’armadio, hanno la meravigliosa capacità di immobilizzarti sulla poltrona del divano e, una volta apparso il rullo dei titoli di coda (davvero vogliamo dire “finalmente”?), si ha quella piacevolissima sensazione che solo i grandi film possono dare, di un impalpabile rapporto regista-spettatore, di un inusuale rispetto tra le due figure.

Fringe- 03-10-2005

Nemmeno una parola sulla bellissima kim novak??

filmleo- 03-12-2005
Il mio Hitch preferito
Un uomo tormentato, afflitto da una paralizzante fobia per le altezze, costretto a lasciare il proprio lavoro e alla ricerca di una nuova identità incontra una donna affascinante, misteriosa, minacciata da un oscuro destino: una delle più belle, crudeli, perverse love-story che siano mai state realizzate, dominata dalla vertigine e dalla necrofilia. Vertigine e necrofilia sono i temi portanti del film: basti pensare alla splendida musica a spirale di Bernard Herrman (la colonna sonora, una delle più struggenti e suggestive mai ascoltate, ha gran parte nello spiegare il fascino che "Vertigo" ancora oggi ha) e alla celebre intervista rilasciata da Sir Alfred a Truffaut (parlando di "La donna che visse due volte", dice che James Stewart "vuole andare a letto con una morta…"). Avvolto come un incubo in un vortice di tensione, il film è un thriller inquietante che esplora le zone più profonde e sconcertanti della psiche, un viaggio nella parte scura dell’animo umano sullo sfondo di una San Francisco, onirica e bella come mai. Inizia come un film d'azione, lasciando presagire sequenze movimentate...ma l'atmosfera diventa improvvisamente lenta, sognante, il ritmo si fa contemplativo. Non è un semplice "giallo" ma una storia d'amore e di morte (profonda e disperata), una angosciosa analisi di una ossessione (impregnata di feticismo e frustrazione), un racconto luciferino e inquietante che insinua malessere e vertigine nello spettatore, coinvolgendolo come raramente accade. Un film da rivedere e rivedere (e ogni volta si scopre qualcosa di nuovo. Estremamente e bellissima l‘edizione in DVD). Una lezione di cinema, un capolavoro mille volte imitato e mai eguagliato. Eccezionale il carisma dei due protagonisti, due miti intramontabili: James Stewart offre una delle migliori prestazioni della sua eccezionale carriera, Kim Novak è di un fascino e bellezza devastanti. (redattore di http://www.cinemaplus.it/index.asp)

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