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cinebloggers >>Ho visto un film >>PSYCO (di HITCHCOCK)


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Lucia- 05-25-2005
PSYCO (di HITCHCOCK)
“Psycho” USA, 1960) Di ALFRED HITCHCOCK con ANTONY PERKINS, VERA MILES, JANET LEIGH, JHON GAVIN, MARTIN BALSAM, JOHN MCINTIRE, SIMON OAKLAN. Musiche di B.HERMANN, fotografia di JHON L. RUSSEL Chi, dopo aver visto Psycho, non ha mai provato nemmeno un brivido vedendo l’ombra di un asciugamano o di un accappatoio stagliarsi contro la tenda/box della doccia, lavandosi i capelli e sforzandosi di tenere gli occhi aperti per capire se quella sagoma indefinita fosse effettivamente un oggetto da bagno o…? Una giovane impiegata fugge con i soldi del suo capo con l’intenzione di recarsi dal fidanzato, come lei in condizioni economiche piuttosto modeste. Durante il viaggio imbocca l’uscita sbagliata all’autostrada ed è costretta a fermarsi ad un motel -ormai poco frequentato a causa della posizione scomoda e isolata- gestito da un giovane che vive solo con la madre anziana e mentalmente malata. Mentre si concede una doccia nella stanza d’albergo qualcuno si insinua nella camera e l’accoltella. Ben presto iniziano le ricerche della donna, accusata di aver rubato i soldi dell’agenzia nella quale lavorava, ma le tracce si perdono proprio dal motel in cui ha sostato. Il mistero è accresciuto dal comportamento poco chiaro del gestore, dalla sua risolutezza a voler tenere nascosta la madre e dal numero di persone scomparse che sembrano improvvisamente avere a che fare con quell’indirizzo. Il film è tutto imperniato sulla figura di un misterioso serial killer, incontrato per la prima volta durante l’ormai celeberrima scena della doccia e caratterizzato da fattezze femminili e dalla propensione a servirsi di grossi coltelloni da cucina. Ad ogni apparizione si fa più definito, e dall’ombra che si avvicina percepita attraverso la tenda del bagno, arriviamo finalmente a coglierne il ghigno folle del volto. E quale luogo più consono per un misterioso omicida che una sinistro edificio in stile neogotico, il cui ingresso è negato a qualunque estraneo e abitato da una misteriosa vecchietta mezza pazza e un giovane gestore di motel con il pallino per l’imbalsamazione? Ma attenzione anche a non lasciarvi ingannare da tutte le false piste che Hitchcock ha seminato per il film: se all’inizio, vedendo due fidanzatini che discutono amabilmente sul loro incerto futuro, vi pare di essere di fronte ad un film noir, non stupitevi poi se la narrazione cambia piega e passate a scene in cui scendono rivoli di sangue giù per lo scarico di una doccia.. come pure se vi sembra che il tema portante del film sia la fuga di una donna che ha appena rapinato il principale, non preoccupatevi se vedete abbandonata questa traccia, sostituita da quelle di un detective e due giovani che vogliono far luce su delitti e sparizioni.. non sentitevi stupidi se fraintendete il ruolo di un personaggio o se viene eliminato, prima della metà del film, quello che credevate essere il protagonista (ma è anche vero che la sua figura continuerà ad avere una certa influenza per tutto il resto della storia). Esempio di questo meccanismo con cui il regista si diverte a depistare lo spettatore può essere riassunto nella figura di Norton, il giovane albergatore, presentato inizialmente come timido e disponibile, che diviene progressivamente più inquietante man mano che la conoscenza del suo personaggio viene approfondita. Per non lasciarvi depistare dall’abilità del regista l’unica possibilità è affidarvi a questo stesso, osservando la scelta di luci ed inquadrature che forniscono indizi circa la vera natura di personaggi e situazioni. Hitchcock si muove con disinvoltura nel suo film, sentendosi libero di sfruttare i meccanismi che più gli garbano, senza timore di eliminare un personaggio presentato come protagonista o di illudere lo spettatore circa il movente di tutta la vicenda: i personaggi entrano ed escono dalla scena con fluidità, ma non c’è il tempo di chiedersi dove possano essere finiti perché la vicenda si evolve senza sosta e gli sviluppi sono sempre meno prevedibili. Il regista scherza con lo spettatore ma non lo prende in giro: apparentemente dimentico di certe situazioni, le riprende poi quando, ovviamente, meno ce lo aspettiamo. Inevitabile rimanerne affascinati, fosse solo per le continue sorprese che ci vengono presentate e per la capacità del film di stupire ed emozionare ancora dopo tanti anni.


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